Life coach

E’ assurdo che nel XXI secolo, in un mondo moderno, istruito e civilizzato, abbiamo così tanto da imparare sulle dinamiche relazionali.

C’è chi non si fa capace di come la suocera non capisce che non deve piombare senza preavviso, chi non riesce a capire perché il marito non porta fuori la spazzatura, chi ha problemi di comunicazione con il collega o con il capo, chi si sente non all’altezza e per darsi un tono si rifugia nelle bugie, nel cibo, o peggio.

L’industria della formazione se ne sta accorgendo e lo si evince dal fiorire di corsi per il potenziamento attitudinale, tenuti da insegnanti, istruttori, che sono delle vere e proprie guide che si offrono di accompagnarci lungo i percorsi della vita.

Un programma di life coaching molto efficace è The Life Coach School, di Brooke Castillo. Offre un podcast settimanale completamente gratuito, che totalizza un numero di puntate prossimo alle 200. La trasmissione, oltre ad essere efficace, è molto piacevole, vuoi per il modo come è strutturata, vuoi per la voce e la simpatia della conduttrice. Ovviamente il podcast è abbinato a un programma a pagamento che abbina le lezioni teoriche (gran parte costituito dai podcast stessi) ad esercizi e sedute personali.

 

I coach fanno leva sul fatto che molte delle frustrazioni che soffriamo (molte di noi), anche banali, che tendiamo ad attribuire a eventi o comportamenti estranei, sono frutto della nostra percezione della realtà. Piccole e grandi frustrazioni che, assorbendo le nostre energie, riducono il nostro rendimento al lavoro, a casa, nella vita sociale.

Corsi simili e questo genere di approccio ai problemi emotivi mi erano già familiari, oltre che per altri motivi, perché alcune aziende, compresa quella per cui lavoro, offrono ai dipendenti, di tanto in tanto, training per aiutare a gestire lo stress derivato sia dalla pressione lavorativa che dalla convivenza, non sempre idilliaca, con i colleghi. Questo genere di corsi, cosiddetti di autosviluppo, insegnano a riconoscere le dinamiche patologiche, i picchi di stress e la paura di sbagliare, a gestirne gli effetti ansiogeni riducendoli. I programmi più audaci spingono i partecipanti a dare giudizi crudi e sinceri ai colleghi, con lo scopo, detto molto semplicemente, di liberare la tensione di soffocare qualcosa di inespresso dentro di sé.

La novità del corso della Castillo, oltre ad essere lei stessa molto comunicativa, è che le sue teorie si concentrano su un concetto molto semplice: le emozioni sono una creazione del nostro intimo. In altre parole, le emozioni non derivano dagli accadimenti esterni. Quelle sono sensazioni, esperienze, ma le emozioni  si generano e vivono dentro di noi.

Si parte dal presupposto che, sì, le emozioni negative compromettono la qualità dei nostri risultati a scuola, al lavoro, con la famiglia. Tante volte hanno ripercussioni negative anche sulla salute.

Questo concetto è necessario a capire che se siamo giù di morale per qualcosa che è successo, non è l’evento che ci ha ferito, ma il modo come il nostro conscio/inconscio ha digerito l’esperienza. Per esempio, se qualcuno ci ha deluso (un’amica che arriva tardi all’appuntamento per il pranzo, una persona che ci nega un favore etc.), l’altra persona non è responsabile del nostro stato d’animo, che è una reazione del tutto personale. Le morali della favola sono che: uno, è inutile aprire una discussione con l’altra persona, rischiando di compromettere un’amicizia; due, e questa è la buona notizia, le nostre emozioni sono sotto il nostro controllo. Questa coscienza di noi ci dà degli strumenti per proteggerci e difenderci a priori, prima che le emozioni prendano il sopravvento.

Un esempio di vita concreta della Castillo è il tipico caso di moglie e marito che si mettono d’accordo per cenare alle 18. Il marito arriva 30 minuti più tardi. Nasce una discussione. Perché sei arrivato a quest’ora? Perché non potevi aspettare? Perché sei così inaffidabile? Si pretende di voler indagare sugli atteggiamenti individuali (lei si convince che lui non la rispetta, lui si convince che lei è poco flessibile) invece che risolvere il problema, magari per il futuro.

Le puntate che ho trovato particolarmente interessanti sono Toxic People, Il ciclo Boundaries (come mettere i paletti), il ciclo Love, How to be a good mate (essere un bravo compagno), Self-confidence (autostima), Difficult conversation, ma ogni episodio insegna qualcosa di interessante. Purtroppo i podcast sono in inglese, per chi preferisce leggere c’è la trascrizione per ogni episodio, anche se la registrazione audio merita.

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