Lei Arianna: ispirazione

L’ispirazione di “Lei, Arianna” l’ho avuta quando ho cominciato a osservare il conformismo nel modo con cui la maggioranza delle mie amiche e dei miei amici stavano cominciando a intendere lo svago, gli interessi personali, il tempo libero.

Si stava passando, neanche troppo gradatamente, da quello che abbiamo sempre fatto in gioventù: girare in macchina, ascoltare musica, ballare, o ascoltare musica ballando in macchina, a stare seduti a farci complimenti di circostanza. Da giovani tutto ruotava intorno all’amicizia:

non importa cosa si facesse quando si stava insieme, l’importante era stare con le persone giuste. Con la giusta compagnia, si riusciva a tramutare in gioia – in emozioni – qualsiasi stimolo esterno: la musica, il groove di un party, il colpo d’occhio della città, la folla ai grandi magazzini, i profumi della natura, l’ebbrezza della velocità e persino il dolce far niente, magari sotto le stelle.

Ma poi tutto è stato imbrigliato nei cliché. Oggi tutte le opzioni o sono in, o sono out. I gusti personali non sono contemplati. Si è cominciato a etichettare tutto in funzione ai soldi, come nella canzone di Jessie J.

Ed ecco che cose come ristoranti, slow food, vino, festival di Sanremo, villaggio turistico, agriturismo sono ammessi; discoteca, birra, pic-nic, serata in spiaggia e canzoni stonate sono da storcere il naso, così come ogni nuova ideologia personale o spirituale.

Onestamente non so dire quale sia il punto di rottura: se una certa data sul calendario o l’età, l’essere invecchiati. In altre parole non saprei dire se, a un tratto, siano cambiate le mode o se certi punti di vista maturano semplicemente con l’età. Quando provo a risalire a ritroso per stabilire il momento in cui è avvenuto il brusco cambiamento, mi imbatto in un punto in cui si osserva la coincidenza di tre cose, due soggettive e una oggettiva: aver da poco superato i trent’anni, aver raggiunto un punto di stabilità – professionale ed economica – nella situazione lavorativa e, terzo, la crisi economica.

Solo che sembro essere stata l’unica ad essersi posto questo problema. All’inizio pensavo di essere io ad essere insofferente al manierismo, specialmente quando sono stata bonariamente ma ripetutamente tacciata di essere infantile a ricordare le cose dei vecchi tempi.

Poi ho fatto caso alle cose che ci stavamo perdendo lasciando che il mondo andasse avanti, cambiasse, portasse nuovi stimoli, mentre noi eravamo lì a criticare ogni diversità.

Così è nata la storia di una donna che ha detto no ai luoghi comuni, al costo di enormi sacrifici e rinunce.

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