Tango

Tango, coppia, incontro, moda. Mi sono imbattuta per caso in un articolo di blog che ha pizzicato non una corda, ma un intero accordo del mio cervellino.

Elena, una neo-redattrice a cui qualcuno dei miei contatti facebook faceva gli auguri per il nuovo incarico, si dà il caso sia anche la curatrice di un blog sul tango argentino, su cui non ne sviscera banalmente consigli da manuale, ma riporta considerazioni abbastanza personali sulla filosofia di questo ballo.

In un post intitolato Come farsi invitare da un uomo in milonga, la Elena sottopone un problema, a suo dire, tipico delle frequentatrici di sale da ballo. Cito.

Titolo volutamente provocatorio, suggeritomi da Google. Sono andata sul motore di ricerca, ho digitato come farsi invitare in…, e lui mi ha gentilmente suggerito come finire la frase: … da un uomo in milonga.

Evidentemente, non sono l’unica che ha difficoltà, nonostante i dieci anni di tango ai piedi.

[…] uno degli ostacoli più ardui è riuscire a invitare e farsi invitare. E questo a prescindere dal sesso: è difficile sia per gli uomini che per le donne.

Vi dirò di più: ogni volta che mi sembra di aver perfezionato la mirada e sono elettrizzata magari da alcune serate particolarmente ballerine, riprecipito nella desolazione con una serata no, in cui mi sento praticamente invisibile.

[…] Come mai è così dura farsi invitare in milonga? E, soprattutto, come fare per riuscirci?

Cominciamo dalla difficoltà. Secondo me, ci sono diversi ostacoli da superare, per riuscire a farsi invitare:

  • un ostacolo psicologico
  • un ostacolo tecnico
  • un ostacolo logistico

[Riprodotto secondo la licenza CC 2.5, fonte: RacconTANGO.com]

Anche ammettendo la leggera ironia che pervade l’articolo, ho provato un po’ di sorpresa nel leggere alcune argomentazioni. Non perché non le condivida, tutt’altro, le sottoscrivo appieno; è che avevo perso la speranza di vederle messe per iscritto da una ragazza.

Andiamo con ordine.

Innanzitutto, per poter andare avanti, cos’è la milonga? L’ho imparato per l’occasione: è la sala dove si balla il tango argentino.

La coppia nel ballo di coppia
L’articolo ha demolito alcune delle mie convinzioni riguardo i balli di coppia, e la coppia in generale.

Probabilmente cresciuta nell’epoca sbagliata, o forse nell’area sbagliata del sud Italia, sono stata portata a credere che le sale da balli di coppia, liscio, latino-americano, fossero prettamente per le… coppie. Quindi “farsi invitare” e “sala da ballo” li ritenevo una contraddizione in termini. Più precisamente, temevo che questa fosse l’interpretazione comune.

Ora sono anni che non ballo, non perché stufa di farlo, ma perché non più ho avuto la compagnia giusta. Da ragazza, tuttavia, per un paio di anni ho frequentato settimanalmente un corso di ballo liscio, dove si imparava il tango classico, il valzer, la polka, il cha cha cha etc. Non che a quell’età fosse comune avere un ragazzo, tuttavia anch’io, come quasi tutti gli altri iscritti, tipicamente avevo un cavaliere fisso, mio cugino. Capitava qualche volta di scambiarci i partner durante le lezioni, ma era per motivi puramente didattici, su indicazioni dell’istruttore.

Cionondimeno, quando ci recavamo alle sale o alle feste, a volte insieme a genitori e zii, non potevo che constatare che le coppie erano sempre già formate. Pensavo fosse la normalità.

Elena mi fa capire (spero che io non sia l’ultima ad averlo capito) che invece è comprensibile recarsi al ballo da sola, senza il partner, e fare un giro di tango con diversi ballerini, anche appena conosciuti, senza implicazioni sentimentali. Mi piace questa interpretazione molto pittoresca, ricorda le feste dell’epoca vittoriana inglese alla Orgoglio e Pregiudizio.

La scoperta mi tranquillizza perché, onestamente, vedo il tango come una passione personale che, come ogni passione personale, può e può non essere condivisa dalla propria dolce metà. Sarebbe davvero triste per un single o uno che non ha la fortuna di essersi innamorato di un ballerino, appendere le scarpette al chiodo come prezzo da immolare al sacro altare dell’amore.

«Sì, sì, ho capito»
Il che ci porta al secondo punto.

Ricordate la scena di Non ci resta che piangere con Massimo Troisi e Roberto Benigni, dove tutti gli uomini del paese fissavano le vergini, a cui bastava un cenno per accettare l’invito?

Non ci resta che piangere, con Massimo Troisi e Roberto Benigni

Per esperienza, alla mia età mi sono abituata all’idea che il difficile è tenere a bada gli ammiratori, non attirarli. Il motivo per cui ultimamente riesco a limitare la quantità di approcci è perché indosso regolarmente un’evidente aura di donna sposata.

Elena, la curatrice di Raccontango, che è decisamente una ragazza attraente (una volta ho visto la sua foto su facebook) e sicuramente una ballerina provetta, ci racconta, invece, che nonostante ciò le può risultare problematico farsi offrire un giro di ballo. Resta inchiodata al tavolo senza che nessuno intuisca il suo desiderio di essere con gli altri in pista.

Probabilmente il paragone non calza alla perfezione, ma mi tornano alla mente le feste dance per i 18 anni. Si parla degli anni ’90. Di quelle occasioni ricordo che le ragazze, numericamente in minoranza, ricevevano abbastanza inviti per il lento di fine serata. Il lento per me era sempre un momento magico perché, in un modo o nell’altro, vuoi per la penombra, vuoi per la musica soft, vuoi per la distanza ravvicinata, si finiva sempre per raccontarsi qualche confidenza, come la cotta per l’amico, i gusti in fatto di ragazze o il sogno nel cassetto.

O i tempi devono essere cambiati e gli uomini non sono più audaci come una volta, oppure nella milonga vigono consuetudini più rigide.

L’abito non fa il tango
La nostra eroina Elena, ci propone un decalogo di soluzioni per aumentare la probabilità di essere notate, condizione necessaria trovare un compagno di pista, tra cui ricorrere ad un abito appariscente.

Non credo di aver conosciuto in tutta la mia vita una ragazza (più che ventenne) che sia ricorsa all’abbigliamento (che abbia ammesso di ricorrere all’abbigliamento) per fare colpo sui ragazzi. Perché se questa fosse l’intenzione, allora l’abito non dovrebbe essere appariscente o sgargiante, ma basterebbe qualsiasi straccio purché succinto. Ho sempre avuto l’impressione che la scelta dell’abito più ricercato fosse più orientato a mostrare il brand più costoso, come messaggio alle altre donne piuttosto che per impressionare gli uomini, visto che la maggior parte dei maschi non saprebbero nemmeno apprezzare la differenza.

Ognuna è libera di fare come le pare, ma personalmente considero l’abbigliamento come una scelta di benessere personale, vuoi perché ti vuoi vedere con quel particolare colore, vuoi per avere sulla pelle quel particolare tessuto aderente o comodo, vuoi perché hai bisogno di scoprire o di tenere al caldo una parte del corpo, vuoi perché lo senti adeguato allo stato d’animo di quella giornata o all’occasione.

La nostra Elena finalmente ci mostra un intento più nobile dell’ostentazione e del rimorchiaggio, quello di guidare gli appassionati di ballo, come un’ape tra i fiori, alla giusta dama, mediante colori e stile coerenti con lo scopo ma originali.

La vita è una sala da tango
Resterei ore ed ore a commentare il bellissimo articolo di Elena, che mi ha catapultato con l’immaginazione nel mondo fatato e seducente del tango e della musica. Mi sfo già informando sulle scuole di ballo nella mia zona!

Il suo intervento mi ha colpito particolarmente perché ho visto questo della milonga, la sala da tango, come una metafora dei rapporti umani. Capita anche a voi di voler costruire un legame di confidenza di tipo nuovo? A una certa età ci si è costruiti una cerchia di parenti, compagni e amici che conoscono tutto di te, o almeno così credono, e tu tutto di loro, Quindi i discorsi diventano prevedibili, lineari. Non che ci sia nulla di male, di per sé, ma il fatto di essere più mature, non impedisce che si attraversino cambiamenti, che i gusti mutino, le aspettative crescano. Di fronte ad ammissioni come queste, gli interlocutori consueti restano temporaneamente spaesati, dopodiché passano ad altro argomento, senza dedicare il tempo necessario ad investigare sul merito.

Non nascondo che a volte avverto l’esigenza di ascoltare un parere da un punto di vista completamente nuovo. Vorrei incontrare qualcuno con la voglia di accettare la sfida mentale delle assurdità che mi passano per la testa, impaziente di esaminare tutte le sfaccettature del mio ragionamento, evitando di dare per scontato i particolari in base alla conoscenza che ha di te. Ma come fare?

Non puoi semplicemente dare a parlare a qualcuno in fila alla cassa della coop o andare da sola al bar sperando che qualcuno con la tua stessa testa ti avvicini. Si finirebbe regolarmente per ricevere delle patetiche avance.

Sarebbe bello poter mettere l’abito stile “persona normale con voglia di chiedere cose insolite” e attendere che la tua mente gemella ti localizzi.

Una volta chiesi a una persona, conosciuta casualmente su internet e con cui ho avuto il piacere di prendere un caffè insieme, se trovasse buffo trovarci insieme al tavolino. Mi disse che, con i tempi che corrono, con le alte aspettative che abbiamo oggigiorno, è l’unica cosa da fare, cioè cercare su internet le anime gemelle, perché l’interazione in strada o nei locali di aggregazione è troppo limitata e, giustamente, considerata inopportuna. Non potrai mai sapere se una persona vuole davvero fare conoscenza. Su internet, tipicamente, se trovi una persona e proprio perché vuole farsi trovare, consciamente o inconsciamente.

Da un lato è rassicurante sapere che le tecnologie avvicinano le persone. Il lato triste della medaglia è che spesso, le persone che entrano in sintonia in questo modo sono così lontane geograficamente, che si finisce per rimanere in contatto solo telefonicamente, senza sviluppare l’esperienza confidenziale mediante la presenza fisica. Scoprire di avere più affinità con una persona che forse non incontrerai mai è rischioso, perché ti può far guardare con occhio più severo i vecchi amici di sempre.

Ballare in coppia un lento, un tango, anche con una persona che non è il tuo compagno della vita, è un’esperienza a 360 gradi, che coinvolge tutti i 18 sensi: l’ascolto della musica, il calore del casto abbraccio, lo sguardo parlante, il coordinamento dei passi, il cullare della danza, l’ebbrezza dell’affiatamento, il gusto per il ritmo.

Conoscersi su internet e limitarsi alle chat è come ballare un tango, facendosi trasportare dalla musica, ma rinunciando al brivido della mano sulla schiena.

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